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| COMUNICATI STAMPA |
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ARCHEOVERTIGO |
05/06/2009 |
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ARCHEOVERTIGO di Cristiano e Patrizio Alviti evento collaterale della 53. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia
mostra a cura di Philippe Daverio
Complesso Monumentale di Santa Maria Gloriosa dei Frari Archivio di Stato Campo dei Frari San Polo 3002, Venezia
6 giugno – 9 agosto 2009
COMUNICATO STAMPA Esaltano la dimensione delle loro radici potenti in modo svergognato, proprio perché le alternative vigorose nell’arte sono sempre prive di vergogne. Sono forse la più vitale fra le testimonianze del futurismo ad un secolo dalla sua nascita in quanto ne rievocano il vero spirito informativo, quello che stimolava e stimola chi crea a rompere ogni legaccio che l’accademia impone (Philippe Daverio). Venerdì 5 giugno 2009 si inaugura a Venezia nel Complesso Monumentale di Santa Maria Gloriosa dei Frari, sede dell’Archivio di Stato, “ARCHEOVERTIGO”, la mostra che raccoglie le opere più significative di Cristiano e Patrizio Alviti, due fratelli, due giovani artisti romani completamente autodidatti, che svolgono una ricerca indipendente, svincolata dalle tendenze, dalle mode, dal mercato. La mostra, evento collaterale della 53. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, è organizzata dalla Meet In Art con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione Generale dei Beni Librari, gli Istituti di Cultura e il Diritto d'Autore ; la Direzione Generale degli Archivi e ha il patrocinio del Comune di Venezia, Provincia di Venezia, Regione del Veneto, della Provincia di Roma e della Regione Lazio. L’esposizione, curata da Philippe Daverio, presenta in anteprima a Venezia i “Giganti” di Cristiano Alviti. Cortecce di tronchi umani, di giganti, esseri mitici vissuti nella fantasia delle origini della nostra storia, consumati dalla natura e dal tempo, lacerati da cicatrici aperte da frane della coscienza. Figure vibranti anche se incatenate alla terra, pesanti ma sottili, ormai immortali perché cristallizzate nel bronzo, ma esauste, pronte a combattere per non rimanere più in vita. Corrose quindi dal fuoco della fusione, come da un incessante impulso vitale, creativo e struggente al contempo, che assorbe il passato e preme verso il futuro. Accanto ad essi Patrizio Alviti mette in scena la pelle delle donne: il ferro ricoperto di cemento freddo e inerme, sul quale sono adagiate sinuose morbidezze femminili, sfregiate e corrotte nella loro perfezione formale, per evocare luci ed ombre dell’animo umano, in un eterno inquieto oscillare fra i due opposti. Le colature d’acido intaccano la loro purezza estetica rivelandone la parte oscura, l’imperfezione, la macchia, nella quale l’osservatore è invitato ad immergersi per ricercare la profondità dell’essere umano, la sua vera bellezza, la sua spiritualità, che va al di là dell’apparenza e scioglie i limiti della materia In occasione della mostra sarà pubblicato un catalogo (ed. Marsilio) con testi introduttivi di Maurizio Fallace, Direttore Generale per i Beni Librari gli Istituti Culturali ed il Diritto d'Autore, Luciano Scala, Direttore generale per gli Archivi del MiBAC, Raffaele Santoro, Direttore dell’ Archivio di Stato di Venezia, Maria Letizia Sebastiani, Direttore della Biblioteca Nazionale Marciana, e saggi critici di Philippe Daverio, curatore della mostra e di Daniela Ciotola e Werner Bortolotti.
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